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Archive for giugno 2012

PPP beato!

La beatificazione di Padre Pino Puglisi è, per la comunità cristiana ove si colloca,  quindi per la Chiesa locale di Palermo, il frutto di una straordinaria presenza: la presenza forte di Cristo attraverso un Suo discepolo che nella Chiesa Lo testimonia fino al sacrificio della vita. Una figura “ingombrante”, un’azione che travalica le semplici regole dell’essere “buoni”, che spesso vengono tradotte in una presenza cristiana consolatoria, rituale e perciò stesso annacquata ed insipida.

 Anche per la società palermitana vale la stessa considerazione: “questa” beatificazione assume anche il significato laico dell’eroismo e della lotta a stili di vita contrari al rispetto di una convivenza nella legalità, e viene pertanto elevata a modello e proposta ai  cittadini di tutte le fedi.

Non per altri motivi sia l’Arcivescovo che il Sindaco di Palermo esultano per tale evento, sottolineandone la straordinarietà.

Ciò che io mi chiedo però è se la Chiesa e la città di Palermo “meritino”, oggi, Padre Pino Puglisi. Se cioè tale figura sia non solo nelle parole, ma anche e soprattutto negli atteggiamenti, punto di riferimento dell’azione comune di clero, politici, laici cristiani e non, affinchè la nostra “povera” Palermo abbia un avvenire migliore.

Non dobbiamo tanto esultare per Padre Puglisi: la sua beatificazione non lo sposta di un centimetro dalla Sua vicinanza al “Padre nostro”; per noi, esaltare i santi o gli eroi è facile, quando la loro santità non scomoda la nostra mediocrità e non sposta lo “spread” fra noi e loro; siamo meno pronti invece ad accettare la sfida che tali figure continuamente ci fanno ad acquisire atteggiamenti e stili di vita coerenti con la fede o comunque con una convivenza umana sostenuta dalla giustizia.

Un’altra operazione ci viene richiesta:  spogliare Padre Puglisi e quanti sono stati comunque martiri od eroi di una loro presunta “disumanità”; dobbiamo invece fare l’operazione opposta: rivestirli dei nostri stessi limiti. La beatificazione non dovrebbe accentuare un distacco, ma proporre una vicinanza. Padre Puglisi, che ho avuto la grazia di conoscere, era tutto fuorchè un superuomo: una persona semplice, cordiale, salda nella fede ma accessibile a tutti; cercava semplicemente di “tradurre” il Vangelo nelle parole e nei fatti. Chi lo dipingesse come una persona soltanto da celebrare e lo “cristallizzasse” nel martirio non farebbe un buon servizio alla comunità, o forse vorrebbe lasciare le cose come stanno.

La Chiesa e la città di Palermo, in conclusione, devono anzitutto ritenersi indegni del “dono” di Padre Puglisi, ma devono tendere a rendersene contemporaneamente meritevoli.

 

 

 

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