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Archive for settembre 2013

Il segreto di Papa Francesco

La lettera di Papa Franceaco  a Eugenio Scalfari, pubblicata giorni fa su “Repubblica”, apre orizzonti smisurati nel dialogo fra credenti e “diversamente” credenti, come a me piace definire quelle persone che, non avendo un punto di riferimento religioso, possiedono comunque una dirittura morale, un anelito di giustizia, una volontá di ricerca delle realtá “ultime” dell’uomo. Molteplici sono gli spunti di riflessione che riguardano questo aspetto,  e che si possono evincere semplicemente dalla lettura del testo, integrata, per l’inquadramento della problematica, dalla presa di visione degli editoriali di Scalfari precedenti e successivi alla lettera stessa; testi, questi ultimi, pieni di commossa gratitudine per una persona che abbandona un ruolo ed assume una vera autoritá, intellettuale, morale, spirituale. Ma quello che vorrei evidenziare, e che mi pare meno sottolineato di questa lettera, é che mi sembra che il Papa abbia voluto parlare, oltre che ai non credenti, anche e soprattutto ai credenti, o a coloro che si ritengono tali. È il discorso sulla verità che mi sembra fondamentale a tal proposito: “… Non siamo noi a possederla, ma é Lei che ci abbraccia e ci possiede…”. Quante guerre di religione, quante “sante inquisizioni”, quante condanne di cristiani e non si sarebbero evitate se gli uomini “di Chiesa avessero pensato in questo modo! Quanta luce ci sarebbe stata per tutti, se il buio dell’intolleranza e del fanatismo non avesse accecato le menti e i cuori! Ma Papa Francesco va oltre: rifiuta anche per il credente l’esistenza di una veritá “assoluta”, intendendo, badiamo bene, per “ab-solutus” qualcosa di slegato da qualsiasi relazione. “La verità é relazione!” scrive il Papa, è la relazione d’amore di Dio con l’uomo attraverso Gesù Cristo, con l’uomo che percorre la storia e che é legato ad un ben preciso contesto personale e sociale. Per questo la veritá si fa nella storia di ciascuno, amato personalmente da Dio in Gesù Cristo. Gli intellettualismi che ricerchino una veritá astratta, avulsa da questa relazione, sono sterili e inducono a costruire barricate piuttosto che ponti. Ma la chiave di tutto, per Papa Francesco, è nell’incontro personale con Gesù Cristo. Egli ci racconta molto semplicemente nella prima parte della lettera, di averlo incontrato, di averlo ascoltato, di averlo seguito. Non in una folgorazione mistica, né in una particolare situazione esistenziale. Nella Chiesa. Come molti di noi, che forse, a differenza del nostro fratello Francesco, non abbiamo saputo cogliere al volo l’opportunità di questo incontro. Con Gesù nella Chiesa, molto semplicemente. E ditemi, non vi pare che Scalfari, in questo, faccia la parte della suocera, perché nuore (cioè noi che ci diciamo cristiani) intendiamo?

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Napalm

 I Presidenti degli U.S.A., appena ricevuto il Nobel per la pace, sembra che per tradizione utilizzino il premio per finanziare azioni militari. E’ successo a Reagan, nella prima guerra con Saddam in Iran, sta succedendo la stessa cosa a Obama, contro Assad in Siria; e ciò coinvolgendo  gran parte delle nazioni europee occidentali.  Repubblicano e bianco, Reagan; democratico e nero, Obama: senza distinzione cioè di colore politico e somatico.

Viene fuori, in queste circostanze il “cow-boy” che è nelle corde dello statunitense, l’essere lo “sceriffo” del mondo, quale viene considerata la missione primaria dell’americano: missione che nasconde spesso interessi ben meno nobili, di industrie belliche e lobby guerrafondaie, quando non il tentativo di recuperare consensi nell’elettorato più conservatore. E qui la riflessione se un vero politico debba assecondare con i propri comportamenti i sondaggi, o guidare veramente una nazione secondo i propr, autonomi criteri di impostazione ideologica, intellettuale e morale (Italia e berlusconismo docent!).

Ineccepibile la generale condanna dell’uso di armi chimiche. Ma intanto, le armi convenzionali sono “a salve”?  E l’intervento militare, quale la storia di questi ultimi decenni ci ha insegnato, è veramente valso a far desistere i dittatori, o piuttosto ad inasprirli nei confronti delle popolazioni a loro soggette, e a cronicizzare una condizione di guerra con ulteriori vittime innocenti?

E poi, gli U.S.A. possono ergersi a giudici al di sopra di tutto e di tutti, quando per primi, in Vietnam, hanno utilizzato il napalm, il cui uso condannano in Siria?

La foto di Kim Phuk, la bambina vietnamita che negli anni sessanta fuggiva per la strada sfigurata dal napalm a sud di Saigon può fare benissimo il paio con la testimonianza della donna siriana intervistata ieri sera dal TG1.

E allora non napalm contro napalm, ma serio e costruttivo dialogo per scongiurare il ripetersi di questi orrori.

Papa Francesco “docet” veramente!

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