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Archive for marzo 2013

Che la morte non basti

Dovettero spezzare le gambe, agli altri due, sulla croce; perché non potendo puntellarsi sui talloni, smettessero di respirare, finalmente. Per Gesú Cristo non ci fu bisogno: era giá morto, non soltanto per il supplizio della croce, ma anche perché precedentemente percosso, flagellato, inchiodato. “… e alla morte di croce” non é un’aggiunta che Paolo fa per completezza, ma una sottolineatura che rappresenta quanto di piú estremo vi fosse in quel tipo di tortura. È come dire: non ci puó essere per l’uomo sofferenza piú estrema. Ma contemporaneamente per dire: questa sofferenza non puó costituire l’ultima parola: la morte non basti.

É per questo che si fa festa, a Pasqua.  É per questo che ci si augura la vita. È per questo, perché Cristo risorge e noi con Lui.

Buona Pasqua!

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Veni Creator Spiritus

Nonostante il titolo, questo post non riguarda più Conclavi o nuovo Papa. Prende le mosse invece dall’editoriale del “laicissimo” Eugenio Scalfari, pubblicato su “Repubblica” di ieri. Esso ricorda come l’altrettanto “laicissimo” Benedetto Croce, filosofo liberale e Padre della Costituzione, esattamente l’11 marzo 1947, in un momento di “impasse” dell’Assemblea che stava redigendo la Carta Costituzionale, invitò tutti i Parlamentari Costituenti a recitare in Aula il “Veni Creator Spiritus”, come “inno sublime” allo Spirito della Verità. Ciò per sottolineare la solennità e l’importanza di ciò che si stava facendo, che travalicava ogni credo, e per guardare al bene dell’Italia come ad un  valore supremo e quasi religioso da salvaguardare. Guardare al di là del proprio interesse personale o di congrega è proprio quello che si chiede oggi ai nostri politici. E che si reciti o meno il “Veni Creator”, lo spirito di quella proposta dovrebbe essere almeno presente nella mente e nel cuore di coloro che assumono la responsabilità di guida del Paese. Col “Veni Creator” recitato prima del Conclave i Cardinali ci hanno regalato Papa Francesco. Speriamo, contro ogni speranza, che i nostri rappresentanti parlamentari non siano da meno.

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Francesco

Non avrei immaginato che gli auspici che avevo formulato per il Conclave trovassero un così pieno riscontro nella realtà dei fatti, e ciò non perchè presuntuosamente ritenessi  che ciò che pensavo fosse assolutamente giusto, ma perchè lo consideravo almeno condiviso da larga parte dei laici cristiani che frequento (pessime frequentazioni, invero!).

E’ da dire anzitutto che senza le dimissioni di Benedetto XVI non si sarebbe arrivato a questo; dò atto a Papa Ratzinger di aver compiuto una scelta che soltanto una persona che ascolta Dio piuttosto che gli uomini avrebbe potuto fare. Uomo di preghiera prima che di studio e di relazioni politiche: chi l’avrebbe mai detto? Non vi nascondo che quando, durante il Suo Pontificato, si diceva di pregare per il Papa, mentalmente recalcitravo. E non mi rendevo conto che la preghiera della Chiesa sarebbe servita a darGli forza in questo passo rivoluzionario.

La speranza di una nuova stagione della Chiesa si apre con Papa Francesco: ma attenzione a non considerare “automatica” e indolore questa presunta “primavera”. I Suoi primi gesti hanno stupito e convinto, hanno coinvolto ed entusiasmato. Ma la Chiesa non va avanti soltanto a forza di suggestioni: queste possono costituire segno di una realtà che invero è tutta da costruire. Ci vuole, oltre che al Suo coraggio e alla sua fede, che traspare viva nel Cristo crocifisso e risorto,  anche il sostegno della gerarchia ecclesiastica e soprattutto del laicato cristiano. Quest’ultima forza, che negli ultimi decenni si è dedicata soprattutto al supporto non sempre “intelligente” delle iniziative della gerarchia, deve ritrovare il suo ruolo di presenza nel mondo e nella modernità, come afferma il Concilio Vaticano II,  che in fondo alla Gerarchia non è richiesta. I laici devono così interpretare il doppio impegno di interlocutori con il mondo e di presentatori ai Pastori delle sue istanze più vere.

Una nuova evangelizzazione non può prescindere quindi dalla presa di coscienza della propria fede e dalle richieste dell’uomo: insomma, quel Vangelo incarnato che nel Poverello di Assisi trovò uno dei massimi interpreti nella storia.

Il nome di Francesco sia appunto sigillo e garanzia di questa nuova fase della vita della Chiesa e dell’umanità.

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Martedì pomeriggio inizierà il Conclave. Quando si chiuderà la porta della Cappella Sistina, il cerimoniere (!) griderà agli astanti: “Extra omnes!” (fuori tutti!), rimarcando che “dentro” dovranno rimanere soltanto i cardinali, e fuori tutti gli altri. E’ un invito che rivendica la libertà interiore che questi uomini dovranno mantenere per non essere condizionati da altro che dalla propria riflessione, dalla silenziosa preghiera, dall’ascolto dello Spirito. Un “fuori tutti” che dovrebbe riguardare anche le beghe di potere, gli interessi individuali e di congrega, le strutture “di peccato” che stanno dentro la Chiesa: il “mammona” gigantesco che Cristo bollava come contraltare a Dio Padre, cui solo va il vero culto.

E d’altra parte, se tutto ciò deve stare fuori, dovrebbero stare dentro la mente e il cuore dei cardinali elettori tutti gli uomini e le donne (intra homines… et mulieres), con le loro istanze, le loro attese, le loro richieste: non di denaro, ma di senso; non di moralismi, ma di paternità; non di giudizi, ma di perdono; non di pomposità, ma di segni di semplicità e di povertà interiore ed esteriore.

E se il nuovo Pietro saprà esprimere queste istanze, mostrando finalmente una Chiesa “nuda”, rivestita soltanto della Carità di Cristo, il mondo capirà che da Lei non bisogna attendere elargizioni e privilegi, ma la risposta che il primo Pietro diede allo storpio all’entrata della porta Bella del tempio: “Guarda verso di noi(…). Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina” (Atti 3, 4-6).

L’invito ad alzarsi e camminare avrebbe sicuramente per l’umanità in attesa un valore infinitamente superiore a quello di tutto l’ “IOR”-o del mondo.

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