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Archive for maggio 2013

Vite parallele

Ieri mattina, alla stessa ora, due Chiese diocesane, in Italia, celebravano due sacerdoti: la Chiesa di Palermo, la beatificazione di Padre Pino Puglisi (3P); la Chiesa di Genova, il funerale di don Andrea Gallo.

A presiedere, i rispettivi Arcivescovi: a Palermo, il card. Paolo Romeo; a Genova, il card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Nella stessa ora, due preti “di frontiera” venivano riconosciuti, nel ruolo da essi svolto e nell’azione da essi perseguita, come parte integrante, costitutiva, della rispettiva chiesa locale. Veniva riconosciuta, da entrambe le comunità ecclesiali, la validità della scelta delle “periferie esistenziali”, di cui parla Papa Francesco; e a livello generale, la centralità di ciò che finora, secondo parte della Gerarchia della Chiesa, è stato l’”optional” di alcuni preti e laici svitati e anticonformisti: la scelta dei poveri.

La Chiesa di Palermo non potrà, da ora in poi, tergiversare di fronte alla cultura mafiosa, cedere di fronte ad una congregazione sospetta “che organizza la festa”, ma anche di fronte a scelte di comodo ritualistiche e moralistiche: per l’Arcivescovo, come per l’ultimo dei fedeli, c’è Padre Puglisi, beato, che sta lì a guardia dell’impegno di evangelizzazione che passa per un impegno educativo diuturno e trasformante.

La Chiesa di Genova non potrà più, da ora in poi, rifiutare una vera accoglienza alle prostitute o ai transessuali, come ai ragazzi che si bucano e si sbandano, ritenendole persone “marginali”: per l’Arcivescovo, come per l’ultimo dei fedeli, c’è don Andrea Gallo, che le ha ritenute al centro dell’attenzione proprio perché emarginate e sofferenti, e ha coniugato per tutti l’impegno di sacerdote con un impegno civile e politico tutto dedito ad esse.

In generale, da parte di preti e laici, non ci dovrebbe più essere il carrierismo e la corsa al “posto al sole”, che sia l’episcopato o la presidenza di un’aggregazione laicale, una parrocchia “ricca” o l’amicizia con un politico in vista; i due preti, in combutta, da lassù, direbbero: “perché oggi magnificate la nostra scelta di servizio, e appena finite le celebrazioni vi scannate per un ruolo di potere? Ve lo sta ripetendo anche il Papa!”.

Dall’omelia del card. Romeo a Palermo e dalla presenza significativa del card. Bagnasco a Genova non si può tornare indietro. La Chiesa si compromette con questo impegno nelle sue massime gerarchie, secondo le indicazioni del Vescovo di Roma. Chi volesse ignorare o recedere da  questa svolta, renderebbe vano il sacrificio della vita di entrambi i presbiteri che ha inteso celebrare: due preti all’opposto quanto a indole, Padre Puglisi più vicino alla beatitudine della mitezza, don Gallo alle parole di Cristo “il regno di Dio è dei violenti”; entrambi, comunque, accomunati dalla fedeltà alla propria vocazione sacerdotale.

La presenza dei Vescovi dev’essere garanzia, e allo stesso tempo pegno, di  realtà ecclesiali che vogliano meritare la grazia di aver “generato” tali figure sacerdotali. In particolare, da oggi, la nostra Chiesa di Palermo ha la missione di essere, oltre che militante, anche continuamente “3P..dante”.

“La Chiesa è una storia d’amore, non un’organizzazione burocratica”, ripete quell’anticonformista di Papa Francesco. E 3P e don Andrea ce l’hanno costantemente ricordato.

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E il Gallo cantò…

Nulla di più appropriato del suo cognome, quello di “don” Andrea: risvegliatore di coscienze, soprattutto, addormentate dall’usura di una consuetudine acritica, di un’abitudine alla frequenza a riti svuotati di significato, quali sono quelli che a volte una chiesa senza Cristo ci propone. Ha dato la sveglia alla comprensione del “cuore” del Vangelo: la giustizia, la misericordia, il perdono, rimanendo fedele al suo sacerdozio e alla sua Chiesa. Si è costituito punto di riferimento politico, sociale, ma anche e soprattutto religioso: ha dato senso alla vita di tante persone, scegliendo gli “ultimi”, ma entrando anche in dialogo, spesso aspro,  con i “primi”, non disdegnando i confronti, spendendosi in prima persona.

Provocatore per carattere, don Gallo ha sfidato gli stereotipi di un moralismo che non tiene conto della persona, ha denunziato l’atteggiamento dell’uomo fatto per il sabato; è andato dritto alla coscienza personale e sociale, “disubbidendo” spesso alla legge civile ed ecclesiastica, ma sempre restandone rispettoso e comunque pagando sempre di persona.

Sulla scia di tanti preti e laici “scomodi”, ma forse proprio per questo più vicini all’annunzio profetico dl Cristo, ha tracciato a sua volta una strada: la scelta del servizio a tutti i costi degli emarginati e dei poveri; emarginazione e povertà a 360°, che comprende anche quelle di coloro che sono ricchi di denaro e di potere.

Il suo servizio sacerdotale ci ha dimostrato che si può e si deve essere, parafrasando la frase di S. Agostino, “uomo fra voi, cristiano con voi, prete per voi”, con tutte le spigolosità del proprio carattere, che diventava  forza dirompente a servizio della Chiesa e dei poveri.

E in questo momento di grazia per la Chiesa italiana non posso non pensare a don Pino Puglisi, così diverso da lui quanto a indole, ma così a lui vicino quanto a risposta alla propria vocazione.

Don Gallo ha concluso la sua esistenza proprio mentre si sta risvegliando una nuova coscienza di Chiesa: le “periferie esistenziali” indicate dal Papa come priorità della missione ecclesiale sono quelle percorse da don Gallo in tutta la sua vita; e nell’ultimo libro di don Andrea, proprio dedicato a Papa Francesco, vedo la consegna di un significativo testimone da un umile prete di periferia al nuovo Vescovo di Roma.

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