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Archive for dicembre 2013

Buoni di Natale

“A Natale bisogna essere più buoni” dissero i tagliandi Day alla cassiera di un supermercato. A parte gli scherzi, la mellifluità e l’ipocrisia di questa espressione, non so a voi, ma a me fanno semplicemente ribrezzo.  La dicono gli ebeti espositori di giocattoli, la proclamano i demenziali attori dei cine-panettoni, la sussurrano i Babbi (in tutti i sensi) Natale nelle vetrine dei negozi ai bambini accompagnati da altri babbi per fare la foto ricordo. Del vero Natale, niente: una luccicante parvenza di festa che esclude la gioia. Al più, un Gesù Bambino circondato da fantasmagorie di luci, ben lontano dal bimbo nato fra il letame di una stalla da una donna tacciata di adulterio, e pertanto respinta da ogni casa perbene. Se rileggiamo il crudo Vangelo della nascita, nulla di straordinario viene narrato, che non viviamo oggi continuamente a Lampedusa, in Medio Oriente, in Africa, sotto casa nostra: il continuo alternarsi di rifiuto e accoglienza, di opulenza e di povertà, di diniego e di offerta. Anche il “segno” indicato dall’Angelo ai pastori è un segno “sotto traccia”: “Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato su una mangiatoia”: una scena che di divino non ha nessuna sembianza. Qui la “bontà” straordinaria del Natale impallidisce rispetto all’ordinarietà di ogni giorno: Dio si fa uomo nel flusso della quotidianità, il vero miracolo è l’apparente assenza di miracoli. La luce e i canti degli angeli si rivelano solo a chi non li cerca, ma a chi va fiducioso a visitare un bambino, a solidarizzare con una coppia in difficoltà, a chi non teme le chiacchiere della gente; questi, i pastori, tornano alle loro case “lodando Dio”, che hanno riconosciuto nell’umanità più profondamente disagiata. Vedere Dio nell’uomo è una certezza che trasforma, e non solo nei giorni delle feste natalizie; e non condiziona un singolo atto di elemosina da SMS, ma fa partire per ricercare Dio e l’uomo nelle strade della storia.

Magari a Natale saremo più cattivi perchè condizionati dalla preparazione dei pasti e dalla non facile digestione, ma negli altri giorni dell’anno sapremo come rifarci.

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Declina il giorno dell’Immacolata, festa dedicata a sfincione e baccalá, ai primi panettoni e alle prime giocate, poco a Maria, donna che la Chiesa propone come “privilegiata” in quanto immune dal peccato originale. E ciò noi lo vediamo spesso come distanza insormontabile, come abisso che ci separa  dalla perfezione, dalla assoluta incontaminazione con le cose della terra. Eppure Maria nel Vangelo, nelle poche righe a lei dedicate, ci appare vicinisisma alla sensibilità critica dell’uomo di oggi, assolutamente coerente con la modernità: donna che esprime dubbi, perplessità, che avanza riserve; ma che gioca la sua vita sull’unica certezza che possiede: la signoria di Dio sulla sua vita, che esclude qualsiasi altra signoria di uomini e cose. Sì, la sua è una scelta “laica” perchè profondamente radicata nell’umano, “libera” perchè non condizionata dalle convenienze, e “religiosa” perchè dimensionata sul divino. Dopo questa scelta, tutto il resto è simile alla nostra vita di tutti i giorni, con le sue fatiche, le sue gioie, le sue preoccupazioni, le sue speranze, i suoi laceranti dolori, cui non sa dare una risposta preconfezionata: come ciascuno di noi. Non è l’Illuminata, se non dalla fioca e tremolante luce della fede che la conduce passo passo, momento per momento, fino al buio assoluto della morte del Figlio. La sua Certezza, come per tutti gli uomini e donne di fede, è che la vita ha un senso ed è condotta da un comune disegno di salvezza. L’opzione fondamentale è il Signore, tutto il resto è umano, sensibile, problematico, percepibile da ciascuno di noi. La stessa scelta di fede non è da lei vissuta come proposta irrazionale, ma coinvolge tutte le dimensioni della sua persona: spirito, mente, cuore, corporeità. L’Angelo dell’Annuncio deve fare  salti mortali per dare spiegazioni e prove; e la dichiarazione finale di Maria trasforma il suo “privilegio” in un servizio. Il Cristianesimo è ben strano: senza l’uomo (in questo caso senza una ragazzina del popolo di Israele) Dio non può agire, sta addirittura in ansia per una sua risposta, non predeterminata, ma libera come quella di Eva. Si capovolge allora l’immagine di  Dio, che paradossalmente resta Onnipotente solo se l’uomo lo voglia tale. La fede è un salto, non nel buio, ma nella luce, non nella irrazionalità, ma nella visione globale dell’uomo. E Maria ce ne dà testimonianza. La sua Certezza non esclude il dubbio, che diventa al contrario elemento di riflessione e di consapevolezza della profondità e della grandezza dell’essere umano.

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