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Archive for marzo 2012

Percorro ogni giorno le strade della mia città, e vedo facce… tante facce, soprattutto di giovani trentenni: candidati a sindaco, ma anche al Consiglio Comunale. Sbircio il partito in cui si candidano,  ma soprattutto cerco con lo sguardo “chi sono”. Non trovo nulla: un titolo, una professione, un lavoro, una provenienza politica, sociale, associativa; un padrino! Niente. Un programma: per la famiglia, per il lavoro, per il risanamento economico: nulla! Anche in quattro parole, efficaci, anche in uno slogan, si può delineare una provenienza e un progetto: niente! Anche in due righe si può raccontare la propria storia: il vuoto assoluto. Al massimo, una frase imbecille sulla giovane età, sulla novità della persona rispetto alla vecchia politica, su termini astratti come la “concretezza” o la “voglia del fare”.

E questo senza differenza di schieramento politico.

Chi non ha storia non ha futuro, chi non ha competenza non progetta, chi non progetta non realizza. Palermo mi sembra sempre più in preda a facce senza testa, marionette manovrate come pupi con fili in mani a noi ignote.

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Ancora su Palermo

In uno dei miei post più recenti facevo qualche considerazione, ancor prima delle “primarie”, sull’agone pseudopolitico per la poltrona di sindaco a Palermo. E dico “poltrona” a ragion veduta, perchè a ciò ambiscono i vari candidati che, più che individuare i problemi della città, intravedono soluzioni per se stessi e per le proprie “cricche”. Dopo il “naufragio-Cammarata”, non si intravedono che palombari-sciacalli che finiscano di “ripulire” la nave affondata. I partiti complottano avvitandosi su se stessi e rendendosi sempre più distanti ed incomprensibili dai cittadini.

Questa, tuttavia, non è una presa di posizione disfattista, ma semplicemente un’analisi. Ci si richiede, al contrario, paradossalmente, un supplemento di presenza e di impegno: nel sostenere giuste rivendicazioni, nel raccogliere risorse intellettuali e morali, prima che economiche, nel raggrupparsi fra coloro che credono nella possibilità di un riscatto, e che vedono nella politica “la forma più alta di carità”, come diceva Paolo VI, e non il mezzo per raggiungere i propri circoscritti interessi.

Palermo ne ha bisogno, ed è forse l’ultima occasione per fare qualcosa per questa città, al di là degli stupidi slogan con le relative facce che tappezzano i palazzi e le strade.

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Quando si fa evanescente la presenza fisica di un grande, per altro verso se ne concretizza e ingigantisce la presenza dentro ciascuno di noi. Nella musica è accaduto, in anni recenti, per Lucio Battisti, per Fabrizio De Andrè, accade oggi per Lucio Dalla. La musica ha la capacità magica di risuonare dentro di noi e di suscitare emozioni e ricordi come forse soltanto la poesia sa fare. E in questi grandi musica e poesia si sono fuse in un’unica dimensione che ci consente di guardare “al di là”: al di là delle piccole cose quotidiane nelle quali siamo “impastati” e dalle quali non ci sappiamo spesso liberare.

A prescinere dalla fede personale di questi autori, ho sempre pensato che la “bellezza” della loro espressione artistica travalicasse il tempo e lo spazio, e li ponesse di per sè in una dimensione eterna. Penso che un “Io vorrei” di  Battisti, o un “Suzanne” di De Andrè, o un “Il cielo” di Dalla siano fra le colonne sonore del Paradiso. I cori degli angeli non sono sempre di musica classica.

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