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Archive for dicembre 2015

Al centro, la periferia

Mai come quest’anno sento forte l’esigenza di “riqualificare” il Natale, di sottrarlo cioè alla “neutralità” festaiola ove è stato poco a poco confinato. Un Natale che festeggia il nulla, che si impoverisce, con il pretesto di rispettare tutte le opinioni, della sua vera essenza; un Natale in cui non ci si rende conto che non celebrare un evento è privare tutti del suo contenuto e della sua efficacia.

Gli agnostici, gli atei hanno anch’essi il diritto, prima che il dovere, di apprezzarne i valori; i fedeli di altre religioni, di vedervi aspetti comuni; i cristiani, di coglierlo in pieno, nella sua vera essenza, nella fede che professano e che vivono.
Vorrei considerare quest’anno nel Natale, quindi nella memoria della nascita di Cristo, per tutti grande personaggio della storia, per i credenti in lui “Verbo incarnato del Padre”, un aspetto comune, un valore apprezzabile dalla totalità delle persone: vedere in Cristo la scelta della “periferia”. In periferia, Bethlem essendo frazione della grande Gerusalemme, nasce; nelle periferie delle cittá esercita preferibilmente la sua missione evangelizzatrice (a Gerusalemme ha soltanto scontri con il potere costituito); in periferia, sul Golgota, muore. Strano per un Messia atteso come liberatore e condottiero; d’altronde, il “segno” annunziato dall’Angelo ai pastori è un comune neonato, “avvolto in fasce, che giace su una mangiatoia”.
Il “centro”, per tutti, è sinonimo di perfezione, compiutezza, realizzazione; la “periferia”, invece, pone l’uomo di fronte al suo limite. Il Natale è, appunto, espressione della scelta “periferica” di Cristo Dio (per i credenti) e di Cristo uomo (per tutti): scelta del precario, del relativo, dell’errante, del peccatore, del bisognoso. E mette ogni uomo davanti a se stesso nella verità della sua povertà.
Il vero Natale di Cristo non è essere più buoni, e solo in quel giorno (come da idiote pubblicità televisive): è vivere la propria “periferia”, considerando la propria insufficienza accanto a quella degli altri, chiederne perdono, e contribuire ogni giorno a farvi fronte: in una parola, la “misericordia”.
Il vero “buon Natale” è dunque, anzitutto, da completare con la specificazione della persona che nasce: Gesù Cristo; poi, il modificare la propria visione di se stessi e degli altri in una rivoluzione copernicana, che metta il centro alla periferia e viceversa: periferia vista dunque non soltanto come luogo geografico, ma come dimensione spirituale dell’esistenza.
Essere compagni dell’ “onnidebolezza” di Dio, manifestatasi a noi in Gesù Cristo, costituisce poi, per i credenti, una forza in più per evangelizzare in maniera efficace e per non dare lo scandalo della ricchezza e della saccenza al mondo che attende testimoni più che maestri.

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