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Archive for gennaio 2013

Stiamo assistendo ad una strana campagna elettorale. Possiamo semplificarla in una battuta: la politica contro l’antipolitica. Quest’ultima, da più parti, è vista come la strada da battere per uscire dalla “casta”, dai privilegi, dal distacco fra Paese reale e Palazzo. E non ci si accorge che l’antipolitica è il modo migliore per accentuare il divario, per non incidere sulle palesi ingiustizie nella distribuzione delle risorse; che essa è un pugno di sabbia gettato sugli occhi della gente per mascherare la verità, per mantenere i privilegi e i divari. L’antipolitica è paradossalmente rappresentata da due guitti, uno per professione, Beppe Grillo, l’altro (il losco figuro del PDL) in quanto buffone per natura e per cultura (v. spolverata alla sedia di Travaglio, corna nelle foto ufficiali, grida a Buckingham Palace, figuracce al Parlamento Europeo, ostentazioni di vere o presunte prestazioni sessuali). La sua è antipolitica perchè cavalca i più bassi istinti populistici del “ghe pensi mi”, della detassazione indiscriminata (cos’è mai l’abolizione totale dell’IMU se non un favore ai possessori soprattutto di notevoli patrimoni immobiliari, e cioè dei ricchi?), della strizzatina d’occhio per gli evasori fiscali, dell’invasione delle frequenze televisive. La sua è antipolitica perchè si vende ai proclami razzisti e nordisti della Lega. E si propone, infine, promettendo impegni che non è riuscito a realizzare dopo venti anni quasi ininterrotti di governo!

La politica chiede altro: chiede serietà, chiede confronto fra proposte, chiede sacrifici distribuiti diversamente fra poveri e ricchi. Chiede scelte coraggiose. E qui esistono proposte che si confrontano, dopo una elaborazione popolare (centrosinistra di Bersani e Vendola) o verticistica ma pur sempre rispettabile (centro di Monti). Si aggiunge a queste il partito di Ingroia, che mette avanti soprattutto istanze di carattere etico, ma che non esprime, a mio parere,  progetti politici ed economici sufficientemente strutturati.

Penso che le scelte elettorali debbano essere ristrette a queste ultime forze, relegando in un angolo l’antipolitica, e rilanciando invece la politica seria del confronto, del dialogo, della non contrapposizione aprioristica. Personalmente, giudico coerente e seria, oltre che politicamente più avanzata ed equa, la proposta del centrosinistra. Il dare forza ad un grande movimento politico nazionale, composto dai progressisti di culture diverse ma in dialogo, significa sostenerne la rappresentatività ed evitare una ingovernabilità che potrebbe risultare alla fine deleteria.

Lo spettacolo cui stiamo assistendo, della corsa di partitini da 0,5% che portano candidati impresentabili (Dell’Utri, Moggi) al carro del losco figuro di Arcore, la dice lunga sulla moralità di un modo di gestire il potere di cui siamo purtroppo a lungo stati testimoni.

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La stella cometa, che guida il procedere dei Magi, si potrebbe paragonare alla Chiesa, la cui missione è quella di indicare all’uomo di oggi la strada per arrivare a Cristo.

La stella è alta, luminosa, punto di riferimento di un percorso, bussola di una rotta non prevedibile.

La stella, secondo il Vangelo, sparisce ove vi siano congiure di palazzo, beghe meschine, interessi personali (palazzo di Erode), ricompare al desiderio dell’uomo di liberarsi da queste per ritrovare il suo fine.

La stella non è Cristo, ma conduce a Lui. Non è la meta del percorso, ma ce lo indica e riposa soltanto sul suo averLo trovato, per lasciare all’uomo e a Cristo la bellezza dell’incontro e dello scambio personale, senza ulteriori intrusioni.

La Chiesa dovrebbe chiedersi, a tutti i livelli, da quello gerarchico-istituzionale a quello costituito dai singoli cristiani, se questo suo compito sia fedelmente eseguito, oppure se la sua luce si sofferma sui palazzi del potere e tende ad eclissare la vera Luce che fuga le tenebre del mondo, Cristo Signore.

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