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Archive for agosto 2015

In tutte le salse, per i “social network”, vengono enumerati “privilegi” di caste: politici, amministratori, magistrati, manager. E vengono additati al pubblico ludibrio coloro che ne beneficiano. Eppure, in origine, la parola “privilegio” aveva tutt’altro sapore: quello del servizio. Pensiamo alla privilegiata per eccellenza nella religione cristiana, Maria. Ebbe tutte le agevolazioni possibili: la immacolata concezione, la verginità e la maternità, l’assunzione in corpo e anima in cielo. Ma questi privilegi furono attraversati dal dubbio, dalla prova, dal dolore. Furono trasformati in dono, prima che in premio.
Ciascuno di noi, in qualcosa, è “privilegiato”, cioè ha un vantaggio, materiale, morale, spirituale che lo rende unico. L’individuarlo, il discernerlo, il possederlo deve stimolare a servircene per servire. Altro che chiuderlo in un bunker per difenderlo o arroccarsi fra quattro mura per condividerlo con pochi!
Ciò vale non soltanto per gli individui, ma per i popoli, le nazioni, le razze. Mettiamo in comune, dunque, i nostri rispettivi privilegi, senza gloriarcene se non per ringraziare dei doni ricevuti.

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Ci sono persone che mettono l’antimafia all’occhiello, e quelle che agiscono efficacemente per liberarci da questo cappio culturale e organizzazione criminale insieme. E non sono necessariamente le stesse. Il calendario è cosparso di date da ricordare in tal senso, e nel periodo fine luglio-fine agosto quasi ogni giorno ci si reca, a Palermo, in giacca e cravatta, nonostante il caldo, nei luoghi dei rispettivi eccidi.
Oggi, per Paolo Giaccone: una persona che vorrei ricordare, come Padre Puglisi lo era come sacerdote, non come modello di anti mafioso, ma come modello di medico e di scienziato. Tre-P era un buon sacerdote, e in quanto tale fu ucciso dalla mafia; Paolo Giaccone era un buon medico, e in quanto tale fu ucciso dalla mafia. Annunciare il Vangelo, automaticamente, e direi involontariamente, metteva in contrasto padre Puglisi con i boss del quartiere; identificare un’impronta digitale senza possibilità di dubbio, quindi scientificamente, metteva anche qui automaticamente e involontariamente Paolo Giaccone in contrasto con il boss accusato di omicidio. Punto. Due vite “normali”, che diventano eccezionali appunto nella loro normalità. Diventano eccezionali purtroppo perché in Sicilia la normalità è eccezione.
Celebriamo dunque la normalità, non l’eccezione. Diamole continuità, non rendiamo “puntiformi” queste date.
Ciascuno, nel ruolo che riveste, sia al servizio della normalità, si chiami missione, dovere, sacrificio personale. Si chiami scienza, che fu per Paolo Giaccone strumento di servizio alla società; si chiami professionalità, che sempre Paolo Giaccone assunse come veste per presentarsi agli altri senza la vergogna della bugia, del sotterfugio, dell’adulazione, dell’aggiustamento, dell’accomodo, della paura di una morte probabile.

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