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Archive for maggio 2015

La storia della Chiesa è la storia di un legame, fra la comunità dei credenti in Cristo e il suo fondatore. La Pentecoste è il suo storico, “spirituale” inizio. Da essa prende l’avvio questo sodalizio, che nella storia ha i suoi momenti di maggiore o minore adesione. Tanto più ci si è avvicinati allo spirito evangelico del fondatore, tanto più è stata forte la profezia, prorompente l’annunzio, profondo l’aggancio all’uomo, efficace l’azione, rivoluzionario l’effetto nella storia. Al contrario, l’allontanamento da Cristo legato agli interessi, alle speculazioni, ai bisogni puramente umani ne ha infiacchito la “presa” nella storia, mondanizzato il messaggio, isterilito il risultato.
Santa e peccatrice, la Chiesa ha percorso i duemila anni della sua storia comunque fermamente “assicurata” alla sua pietra angolare, anche se la corda della sua umanità l’ha più o meno avvicinata ad essa. La sua eccessiva “inculturazione ” e radicamento nel secolo l’ha spesso deviata verso l’intolleranza e il fanatismo, piuttosto che radicarla nello spazio e nel tempo sì da essere accolta e compresa adeguatamente.
Coloro che hanno tentato di “liberarla” da troppe radici umane sono stati i santi. Il riavvicinamento a Cristo non sradica la Chiesa dalla storia, ma la incarna senza contaminarla.
Papa Francesco sta pazientemente facendo riaffiorare questa dinamica, ostacolato certamente da resistenze e tensioni opposte. Lo Spirito che non manca di sorreggerlo infonda anche nei cristiani lo stesso desiderio.

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23 maggio

Onoriamo Giovanni Falcone quando posteggiamo più lontano ma in un posto adeguato e non in doppia fila…
Ricordiamo Francesca Morvillo quando non ci pieghiamo al ricatto di un posteggiatore abusivo…
Facciamo memoria di Rocco Dicillo quando conferiamo la differenziata nell’orario consentito…
Ossequiamo Vito Schifani quando ci poniamo in coda senza furbizie…
Esaltiamo Antonio Montinaro quando paghiamo regolarmente il biglietto dell’autobus…
Celebriamo Falcone, la moglie e la scorta quando riteniamo nostro interesse operare per il bene comune, e non preferiamo sottoporre il bene comune al nostro interesse.

Celebriamo Paolo Borsellino e la sua scorta quando agiamo giorno per giorno nella legalità, nell’eticità dei comportamenti, nel rifiuto di ogni compromesso.

Come cristiani e come Chiesa, veneriamo il beato Padre Pino Puglisi quando sia nostro faro nel rapporto con Dio e con i fratelli, e non soltanto una fotografia da manifesto, un vessillo da corteo, un titolo di convegno, un alibi di comodo al nostro agire tornacontista.

Soltanto così saremo autorizzati dalla nostra coscienza a partecipare alle manifestazioni, ai cortei, alle fiaccolate in memoria.
Così l’antimafia sarà presente nei fatti prima che nelle parole, nella società prima che nelle carriere, politiche o ecclesiastiche che siano.
Le manifestazioni, i cortei, le fiaccolate saranno meno affollati, ma più efficaci.

E allora tutti i giorni saranno 23 maggio, 19 luglio, 15 settembre…

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Radici e libertá

Radici e libertà

Viviamo in un tempo di false libertà e di false costrizioni. Siamo circondati da spinte centrifughe e centripete che, da un lato, vorrebbero spingerci verso la più immaginaria delle fughe, dall’altra ci imprigionano sempre di più in terreni che più che essere rappresentati da radici, sono somiglianti piuttosto a sabbie mobili.
Intendo che ai fondamentalismi più radicati si contrappongono anarchie folli. La vicenda di Charlie Hebdo ne è il paradigma. Il radicamento estremo nella propria cultura genera intolleranze e razzismi, l’affermazione della libertà assoluta da ogni riferimento culturale, ideologico, etico o religioso provoca un altro tipo di radicalismo fanatico.
Chi si richiama, estremizzandole, alle proprie radici culturali, mettendoci spesso di mezzo la religione, genera l’impossibilità di ascoltare, che paradossalmente colpisce anche chi vuol far sparire ogni tradizione valoriale, calpestando anch’esso vite umane e girando invano nella globalizzazione dell’indifferenza.
Entrambe le posizioni esprimono impossibilità ad accogliere ed amare. Entrambe si combattono generando violenze e stragi.
Il cristiano potrebbe “profetizzare” anche in questo ambito. Gesù, profondamente radicato nella storia del suo popolo, se ne districa, indicando la via della vera libertà. Non i farisei e gli scribi, profondamente legati alla “lettera” di una tradizione consunta, costituiscono un modello; la strada da percorrere è quella della verità, che rende liberi, e il cui contenuto è la misericordia e la benevolenza. “Misericordia voglio, e non sacrificio”, ripete Cristo. Non attaccamento a “cerimoniali”, fossero anche tradizioni “morali” consolidate. Non attaccamento al “sabato” come fine ultimo dell’uomo. Ma fedeltà all’uomo, a ciascun uomo, che viene prima di ogni tradizione, e che vive per conseguire la libertà e la felicità comune. L’uomo è il punto di riferimento, non altro; in lui confluiscono la tradizione e la libertà.
Come lontane da ciò le ritualità di tante comunità cristiane, l’arroccarsi nella difesa di principi astratti che non diventano attenzione al più piccolo problema del fratello! Gli occhi “sfuggenti”, che non guardano negli occhi dell’altro, sono segno di distrazione, di indifferenza e di deresponsabilizzazione. Si guarda all’altare di Dio, non accorgendosi che Dio guarda a ciascuno di noi con ben altri occhi di attenzione e di favore.
Ci sono radici e radici. Dobbiamo individuare la radice portante che ci dona la linfa del Vangelo nella libertà, per i cristiani, o comunque i valori delle religioni e ideali, per i non cristiani; e di troncare quelle radici dannose che ci abbarbicano solamente ad un tradizionalismo desueto, che ci impedisce di dialogare e di relazionarci, i dogmatismi di qualunque genere. È quello che con altre espressioni vuol indicarci Papa Francesco, quando ci invita a volgerci verso il cuore del Cristianesimo, la misericordia del Padre, che deve essere la “nostra” misericordia, e a liberarci dai legacci della “dogana spirituale”, entro cui spesso siamo intrappolati.

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