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Archive for agosto 2012

Oggi, San Lorenzo: un cristiano che per la sua fede giace su una graticola rovente. Ce lo propone la Chiesa, come modello: una persona che paga per non rinnegare la sua appartenenza a Cristo, suo unico Signore, che dà la sua vita per il Vangelo.

La Chiesa, oggi: quella stessa gerarchia ecclesiatica che ci propone Lorenzo Martire si arrabatta per conservare credibilità davanti al mondo, per conseguire risultati “politici”, per imporre, più che proporre, costumi, modi di vita, ma non soltanto questi: privilegi, guarentigie, visibilità esterna.

I martiri che pagavano ieri con la tortura e la vita vengono sostituiti da traffichini che patteggiano poltrone.

 La Chiesa di Palermo, oggi, quella stessa Chiesa che ha donato alla città e alla comunità cristiana Padre Puglisi Martire, con esponenti di ben altro genere vuole tenere sotto controllo le decisioni politiche dei laici cristiani secondo criteri precostituiti.

Sono andato a rileggere alcuni miei ormai non recenti post, sul tema, elaborati in varie occasioni, e mi sembra possano andar bene a commento delle recenti vicende, riguardanti la creazione di un cosiddetto “partito dei preti” per le prossime elezioni regionali. Ne riporto alcuni brani, con qualche minima correzione.

 “La politica, secondo quanto affermato da Paolo VI, è (o dovrebbe essere) la più alta forma di carità. E’ il modo cioè di influire, con le proprie scelte, sul destino non del singolo individuo, ma di una comunità di persone. Una responsabilità particolare perciò assumono i cristiani che la intraprendono come loro preponderante attività. La politica, come insegnato da don Sturzo, si attua fondamentalmente mediante lo strumento dei partiti (a differenza dell’azione sociale, che può attuarsi in altre forme consociative: sindacati, movimenti d’opinione, associazioni, etc.). E’ dunque nei partiti che i cristiani si collocheranno per attuare la propria “vocazione” politica. Il Consiglio Permanente della C.E.I. ha lasciato, come è giusto, i cattolici liberi di scegliere lo schieramento politico, esprimendo equidistanza, ma non certo disinteresse, da tale tipo di opzione. Ha poi elencato alcune “priorità” irrinunciabili: il diritto alla vita, la famiglia, la libertà di scelta educativa. Se esaminiamo tali priorità, in ciascuno schieramento troveremo persone che fanno questo tipo di scelte, ed altre no. Anche le dichiarazioni programmatiche di ciascun  partito sono ambigue, e comunque sempre pronte ad essere smentite dal contestatore di turno. Troveremmo certo più rispondenza alla “purezza” della scelta in formazioni che si dichiarano apertamente cristiane. Ma non è questo il punto.

Si deve considerare cioè che i cristiani devono contribuire a dare risposte “globali ” alle domande della società. E’ vero che le questioni fondamentali sulla vita, la famiglia e l’educazione sono basilari, ma se ci si attenesse solo a queste si potrebbero fare innumerevoli partitini “alla Ferrara” per rispondere alle singole opzioni. I cristiani devono invece inserirsi nei vari schieramenti, a seconda delle concezioni politiche che li ispirano, per far venir fuori le istanze più profonde che li caratterizzano: e allora temi “eticamente sensibili” saranno anche quelli della precarietà del lavoro, della sicurezza sulle strade e sul lavoro stesso, dell’accoglienza degli immigrati: anche questi riguardano la vita, la famiglia, l’educazione!

Tutti sono cioè temi eticamente sensibili; anzichè ridurli a poche leggi (aborto, eutanasia, testamento bioetico, libertà scolastica) i cattolici dovrebbero aprire gli occhi per estenderli a tutti i più piccoli commi della singola deliberazione amministrativa (combattere le ingiustizie annidate anche nei risvolti delle leggi di accentramento delle proprietà, dei monopoli, dei falsi liberalismi, delle più ingiuste flessibilità, dei precariati che non danno sicurezza del domani, del controllo dei fitti, dei prezzi, etc.). E qui i Vescovi non possono seguirci: è la coscienza cristiana rettamente formata che di volta in volta porterà il laico cattolico del PD, o del PDL o del Centro, ad intervenire secondo la propria formazione cristiana e politica, nella mediazione e non soltanto nella logica del “fronte”.”

“La mediazione è presa di coscienza di un conflitto (che non è per se stesso negativo),  riconoscimento delle proprie e delle altrui ragioni, consapevolezza di proprie e altrui lacune, raggiungimento, nel confronto anche aspro, di una nuova, più alta sintesi che faccia fare un passo avanti ad entrambe le parti. 
E ho riflettuto che, tra le altre cose, questo manca alla realtà politica, sociale, economica, ma anche ecclesiale di oggi: il ritenere che la propria ragione sia prevalente sull’altrui, ovvero che la propria parte possieda la “verità”. Si magnifica il conflitto senza attraversarlo, ci si rinchiude in esso senza percorrere le strade che incontrano l’altro, che da parte sua può cadere nella stessa trappola.
Se abbondano gli uomini e le donne di “compromesso basso”, pronti a chiudersi in se stessi ma anche a svendersi a chi offre di più, si intravedono, nei vari ambiti sociali, poche figure di “mediazione”, che, pur avendo le proprie salde convinzioni, non si irrigidiscono in esse ma cercano il dialogo e il confronto.
E se noi guardiamo la storia, vediamo fondamentalmente fra queste le vittime più “mirate” dei disegni eversivi: pensiamo, fra i cattolici, ad Aldo Moro, a Vittorio Bachelet; ce ne sentiamo in questo momento storico particolarmente orfani.”
“Perchè, prima di ogni scelta politica da parte dei cattolici, ci dev’essere la telefonata al Vescovo di guardia (mi chiedo se c’è un turno di  reperibilità vescovile)? Perchè i laici cattolici non sanno gestire in prima persona le scelte politiche, con l’autonomia propria della politica,  ma con riferimenti saldi alla propria coscienza cristiana? Perchè non sanno dire ai Vescovi, con rispetto, ma con fermezza: lasciate fare a noi, ce ne intendiamo di più delle cose della storia, come ci dice il Concilio Vaticano II? Dateci l’annunzio della salvezza, la passione per Cristo e per l’uomo, per la vita e per la libertà, l’amore per i poveri e gli ultimi, e noi vi ascolteremo a lungo, attenti. E poi  lasciateci andare con responsabilità per le strade della storia, come un genitore che fa camminare da solo il proprio bambino, senza continuamente intervenire a proteggerlo.

Probabilmente ci pervade un senso di inferiorità, forse anche per una preparazione approssimativa sui contenuti della nostra fede. Per cui noi laici o ci sentiamo “adulti” sparando dei “no” immotivati, o restiamo bambini nascondendo le mani sporche di marmellata.

La colpa è nostra, quando non ricerchiamo ambiti comunitari e associativi ove confrontarci, quando pretendiamo dalle nostre parrocchie una serie di servizi e non una educazione alla fede. Mentre i presbiteri (gli anziani) gestiscono comodamente questa nostra irresponsabilità, distribuendo insieme sacramenti e suggerimenti politici.”

“Non è una posizione da campagna elettorale, lo so; non prende posizione su uno schieramento. Ma tiene conto delle immense risorse che il cristiano deve “investire” in politica, e del rispetto che il cristiano di centro-sinistra deve a  quello di centro-destra, e viceversa.

E se non serve alla campagna elettorale, dovrebbe servire sicuramente già dal giorno dopo le elezioni.”

San Lorenzo, Padre Puglisi, i veri testimoni dell’Evangelo, ci guardino da compromessi di bassa lega lasciando liberi i Vescovi di proclamare l’annunzio e i laici cristiani di agire per la promozione e la liberazione dell’uomo, vero valore non negoziabile, nel confronto aperto e coraggioso con le altre ideologie e prassi politico-sociali.

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