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Archive for marzo 2015

Misericordia

Di solito, alla proclamazione di un Anno Santo, specie se Straordinario, da parte di un Pontefice, i media si dividono: alcuni, vicini alle tematiche cattoliche, ne tessono sperticati elogi; altri, gli “anticlericali”, la criticano scorgendovi oscure manovre economiche, di profitto per il Vaticano e per la città di Roma. Così non è per la proclamazione dell’Anno Santo della Misericordia da parte di Papa Francesco. Non ho letto in giro, mi pare, alcun sarcasmo su ipotizzati incrementi delle risorse della Banca Vaticana; anzi, anche da parte di noti agnostici o atei, ho verificato un’attenzione almeno pari a quella degli ambienti cattolici. Eugenio Scalfari dedica su “Repubblica” l’intero editoriale della domenica a Papa Francesco, divenuto suo amico; “Il Manifesto” del 15 marzo scorso ospita una riflessione, da leggere, sicuramente non soltanto sociologica, ma direi teo-antropologica, di Raniero La Valle, che coglie più di ogni altra lo spirito della Misericordia, come la intende il nostro Papa. Insomma, le anime più illuminate di qualsiasi versante ideologico e religioso considerano la Misericordia, come afferma appunto La Valle, “l’unica e ultima risorsa per la quale il mondo possa salvarsi e vivere”; dunque una cosa estremamente seria, cui appigliarsi per non affondare definitivamente “nell’economia che uccide, nella società dell’esclusione, nella globalizzazione dell’indifferenza, nella cultura dello scarto”. È una proposta per tutti, quella della Misericordia; è un nuovo e ultimativo “paradigma”, dato che con i paradigmi in atto utilizzati si va alla rovina. È un’ultima occasione, e il tempo è poco (lo dice anche il Papa per se stesso), per portarla al culmine dei nostri pensieri, al centro del nostro cuore, a guida della nostra prassi. Non importa se i credenti si riferiscono alla Misericordia di Dio come fonte della Misericordia umana; a quest’ultima possiamo tutti arrivare, credenti e non, ci sollecita il Papa, guardando alle nostre fragilità e debolezze, ma proprio per questo attivando il meccanismo della reciproca giustificazione e del perdono; perdono che, lungi dall’essere buonismo acritico, si fa accoglienza e solidarietà, abbattimento delle barriere di qualsiasi tipo: religiose, ideologiche, politiche, sociologiche, mantenendo tuttavia una solida coscienza del bene e del male.
Tutto ciò stimolerà ad un’azione sociale e politica di crescita e di sviluppo “globali”, nel senso di “diffusi” e nel senso di “profondi”.
Gli ambiti ove “praticare” questa Misericordia sono molteplici: i rapporti affettivi, la famiglia, la scuola, gli ambienti lavorativi e di svago, la Chiesa, la comunità internazionale, il dialogo interculturale, interrazziale, interreligioso.
L’importante è che ci sentiamo tutti appartenenti alla medesima umanità, e che remiamo nella stessa direzione. La Misericordia, divina o umana che sia, costituisca un punto di riferimento comune perché il mondo non venga travolto dalla barbarie.
“Misericordia voglio, e non sacrificio”, proclama Gesù nel Vangelo: che l’uomo si spogli dei “sacrifici” che impongono retrive strutture mentali ideologiche e religiose, e cammini spedito, col nocciolo del suo essere, la Misericordia, incontro al suo simile.

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Non me l’aspettavo!

Tutta la Quaresima è un invito alla “contemplazione” (fissare lo sguardo e soprattutto il pensiero su qualcosa che suscita ammirazione, stupore, meraviglia). “Cum-templum”: vedere attraverso una porzione del cielo, sollevare lo sguardo dalla vicenda quotidiana per trovare “altro”. Non qualcosa che ci estranei dal mondo, ma che gli dia significato e sostanza. Trovarvi motivi per stupirsi, per dire “non me l’aspettavo!”. Cercare vie nuove, alternative allo “stantío”, al vecchio modo di pensare e di procedere. Confidare in una “svolta”, intraprendere una “conversione”. Assecondare una ritrovata maniera di entusiasmarsi per il nuovo. Sperare.
Individuare nella propria vita momenti di contemplazione per darle una dimensione “contemplativa” significa sapere “sostare”. Noi invece viviamo sempre in perenne “divieto di sosta”, addirittura “di fermata”. Noi cristiani, per primi. Crediamo di fare alcune cose buone, ma “nell’intervallo” siamo come e peggio di altri, non ci rendiamo conto che tutta la vita dev’essere vissuta in coerenza. Cioè in contemplazione; cioè in preghiera, davanti al Padre. Come Gesú.

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